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Issue #053 Yasmin Benoit: sfidare gli stereotipi sull’asessualità
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Photograph of asexual activist and model Yasmin Benoit Sara Carpentieri

Yasmin Benoit: sfidare gli stereotipi sull’asessualità

“A scuola tutti mi conoscevano come la ragazza nera strana, che si vestiva da dark ed era fissata con l’heavy metal. Sono anche una grande appassionata di letteratura russa del XIX secolo”, afferma Yasmin Benoit. Oggi, però, Benoit, che risiede in Gran Bretagna, è meglio conosciuta come attivista impegnata a ridefinire – e celebrare – l’asessualità, un orientamento sessuale per cui si prova poca o nessuna attrazione sessuale verso altre persone, indipendentemente dal genere. Benoit è anche aromantica, il che vuol dire che non prova sentimenti romantici. 

Anche se sapeva di essere asessuale fin da piccola, Benoit, che fa la modella, ha fatto realmente “coming out” quando è andata all’università. “Non ero incline a parlare di questo argomento perché la gente non mi credeva”, aggiunge. Notando la forte mancanza di rappresentazione delle persone asessuali, soprattutto online, Benoit è passata all’attivismo. “Non posso lamentarmi davvero del fatto che le persone nere asessuali non siano rappresentate se ho a disposizione una piattaforma e intenzionalmente non faccio niente”, sostiene. 

La sua battaglia per sfidare gli stereotipi sull’asessualità e sull’aromanticismo ha portato Benoit a collaborare con Stonewall, scrivere per riviste come Vogue e tenere una conferenza all’università di Oxford. La sua campagna social intitolata This Is What Asexual Looks Like (Ecco come sono gli asessuali) non solo dimostra che non esiste un “look” particolare per le persone asessuali, ma dà anche un volto a una comunità spesso ignorata nei dibattiti sulla sessualità e sull’essere queer. 

Eppure, quando pubblica le sue foto online, la reazione che riceve evidenza un pregiudizio comune sulle persone definite ace (un altro termine per asessuali): che non puoi essere sexy se non sei sessuale. “La gente dice: ‘Beh, se è asessuale, allora perché si veste così? Perché fa la modella? Non dovrebbe rendersi attraente sessualmente”, racconta Benoit. Per molti versi, crescere “strana” con il suo stile unico l’ha aiutata ad affrontare le offese che riceve all’ordine del giorno. “Per tutta la vita mi sono sentita dire che mi sarei dovuta vestire diversamente, ma non l’ho mai fatto. Quindi quello che faccio ora è praticamente una continuazione della stessa cosa”. 

Gli insulti queerfobici di cui parla Benoit, uniti all’idea sessista che una donna che indossa della lingerie debba necessariamente voler fare sesso (di solito con un uomo), sono aggravati dal razzismo collegato a una lunga storia di ipersessualizzazione e feticizzazione delle donne nere. “Potrei venire insultata anche se indosso jeans e T-shirt”, afferma. “Direbbero: ‘Le sue labbra sono per natura seducenti, il suo viso e il suo corpo sono per natura seducenti’. E mi verrebbe da chiedere: ‘Quindi stai dicendo che le caratteristiche che ho per natura perché sono nera sono già di per sé qualcosa che ti attrae?’”.

Questa acefobia stratificata non si limita all’aspetto fisico. Benoit svela anche di essere stata definita “malata mentale”, una risposta comune all’asessualità (fino al 2013 era considerato un disturbo psicologico). Le è inoltre stato detto che la sua situazione dipende sicuramente da un problema di personalità, da una “brutta esperienza sessuale” o da abusi subiti. “Vengo spesso definita psicopatica e narcisista”, continua. Ma anche se il suo aspetto fisico continua a provocare odio per Benoit, ciò che conta sono le persone che sta aiutando grazie al suo attivismo. “Tante persone mi hanno contattato per il lavoro che svolgo dicendomi che sono felici del tipo di rappresentazione che sto portando. Per me, questa è la vera vittoria”.

Molly Lipson è una scrittrice freelance e organizzatrice per la giustizia sociale. Ha scritto per The New York Times, Rolling Stone e Vice

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