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Issue #069 “Strumenti di resistenza e rivendicazione”: le opere di forte impatto dell’artista senegalese-italiana Binta Diaw
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Artist Binta Diaw installations Dïà s p o r a, Chorus Of Soil and Uati's Wisdom Dïà s p o r a (2021), Galerie Cécile Fakhoury © Issam Zejly; Chorus Of Soil (2020) © Antonio Maniscalco; Uati’s Wisdom (2020)

“Strumenti di resistenza e rivendicazione”: le opere di forte impatto dell’artista senegalese-italiana Binta Diaw

A 11 anni, l’artista visuale Binta Diaw vide per la prima volta il disegno della Brooks, una nave del XVIII secolo adibita al trasporto degli schiavi. L’immagine, commissionata dagli abolizionisti britannici nel 1788, ritraeva delle persone ammassate a bordo dell’imbarcazione e mirava a sensibilizzare sulla disumanità della schiavitù. Parlando di quell’immagine, l’artista afferma: “Mi ha colpito profondamente. Negli anni l’ho interiorizzata in un modo di cui non ero nemmeno consapevole”.

Binta Diaw © Szilveszter Makó

Nel 2019 Diaw ha realizzato una riproduzione del disegno utilizzando terra e semi. L’installazione, intitolata Chorus Of Soil, era “un tempio dedicato al ricordo di tutte quelle donne, quegli uomini e quei bambini che hanno perso la vita durante il viaggio”. Ma era anche un riferimento al presente. L’artista ha infatti utilizzato semi di melone, un rimando alle piantagioni di presunto stampo mafioso nel Sud Italia, dove migliaia di immigrati vengono sistematicamente sfruttati ancora oggi. “Era un modo di ricordare il passato e sfidare quella che essenzialmente è una forma diversa di schiavitù”, spiega. “È il mio contributo alla nostra storia collettiva”.

Nata a Milano da genitori senegalesi, Diaw fa di questo contributo il fulcro della sua arte. Con l’impiego di tessuti, oggetti trovati e materiali naturali, le sue opere esplorano temi di migrazione e immigrazione, identità e visione del corpo delle donne nere, sfidano lo sguardo eurocentrico e, spesso, mettendo in discussione la percezione dell’italianità e dell’africanità.

“Mi interessa esplorare la nerezza sia attraverso la mia esperienza personale come donna italiana nera – cosa che troppo spesso è ancora considerata ‘esotica’ e ‘diversa’ – sia attraverso la lente della ricerca negli archivi, nelle comunità della diaspora africana e nel femminismo intersezionale”, aggiunge. “Voglio prendermi cura di me stessa e delle persone che si ritrovano nelle mie opere”. E questo significa soprattutto decostruire il passato: “La gran parte delle vicissitudini delle persone nere non è mai finita sui libri di storia. Il mio obiettivo è quello di ricontestualizzare le nostre voci e riappropriarci dello spazio che ci è stato negato”, afferma.

Per rivendicare quello spazio, in alcune delle sue opere più interessanti Diaw utilizza capelli africani, e treccine in particolare. Per la sua installazione Uati’s Wisdom del 2020 ha realizzato un’enorme scultura tentacolare utilizzando extension di capelli ispirandosi a Mami Wata, la dea dell’acqua dell’Africa occidentale, per celebrare le tradizioni radicali del matriarcato. In Dïà s p o r a (2021) ha creato un’imponente onda nera, una specie di cartografia delle strade della fuga dalla schiavitù (marronage), mettendo in evidenza l’importanza dei capelli africani nella trasmissione delle conoscenze vernacolari. 

“Così come il corpo e la terra, anche i capelli sono stati oggetto di colonizzazione”, afferma. “Nel corso dei secoli hanno assunto funzioni, significati e valori dettati esclusivamente da norme estetiche eurocentriche. Quello che cerco di fare è provare a infrangere queste norme, trasformando i capelli in uno strumento di resistenza e rivendicazione”.

E il suo approccio non è rimasto ignorato. Le opere dell’artista ventottenne sono apparse in numerose gallerie in Europa e in Africa, e l’anno scorso le hanno fatto vincere il prestigioso premio Pujade-Lauraine/Carta Bianca. A giugno presenterà una versione rivisitata e site-specific di Chorus Of Soil per la Liverpool Biennial.
 
“Liverpool è la città da cui partì la Brooks, per cui è importante richiamare questo aspetto nell’installazione. Mi piacerebbe che fosse un momento di rigenerazione, un altro tentativo personale di correggere le cose”, conclude. 
La Liverpool Biennial si svolge dal 10 al 17 giugno 2023

Marianna Cerini è una scrittrice freelance che collabora con Conde Nast Traveller, BBC Travel, CNN Style e Fortune

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