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Issue #078 “Perché mettiamo la lingua e la cultura igbo al centro della nostra scrittura”
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Books that feature the Igbo Language

“Perché mettiamo la lingua e la cultura igbo al centro della nostra scrittura”

Chika Unigwe è una professoressa e scrittrice nigeriana di origini igbo. Per accompagnare il lancio del libro del mese di agosto del Book Club di Service95, Metà di un sole giallo di Chimamanda Ngozi Adichie, Unigwe esplora l’importanza dell’identità igbo, un tema centrale del romanzo, e spiega il motivo per cui gli scrittori igbo di ieri e di oggi celebrano la lingua e la cultura igbo nelle loro opere  

Kasimma Okani, l’autrice della raccolta di racconti brevi All Shades Of Iberibe, ci tiene a menzionare la sua identità etnica igbo in fondo alla sua biografia. Ovunque appaia la sua prosa online, c’è sempre una frase in cui si dichiara che è una scrittrice igbo. Per Okani, e per molti altri scrittori igbo come me che pubblicano in tutto il mondo in inglese, incentrare le nostre opere sull’identità igbo è un fatto intenzionale.

Tuttavia, sarebbe impossibile parlare della nostra scrittura, del nostro uso di parole igbo e delle nostre narrazioni come finestre sul mondo igbo senza menzionare gli scrittori nigeriani igbo Chinua Achebe, il padre della letteratura africana, e Flora Nwapa, la sua matriarca. I romanzi d’esordio di entrambi questi autori, Il crollo (1958) di Achebe e Efuru (1966) di Nwapa, mettono al centro il mondo igbo e sono ambientati nei villaggi igbo pre-coloniali. Il libro di Achebe è stato scritto due anni prima dell’indipendenza della Nigeria dalla Gran Bretagna, quando la maggior parte dell’Africa era ancora sotto il dominio coloniale, mentre quello di Nwapa sei anni dopo, quando ‘l’africano’ era visto come ‘l’altro esotico’. Lo scopo degli autori era, comprensibilmente, quello di raffigurare una cultura tanto valida quanto quella dei colonialisti e mostrare che l’igbo (ossia ‘l’africano’) non è affatto l’esotico e lezioso uomo-bambino descritto dalla letteratura coloniale, ma piuttosto un essere umano completo e funzionale.

La nuova generazione di scrittori igbo, a cui appartiene Okani, è più interessata a celebrare una cultura e una lingua di cui andiamo molto fieri piuttosto che a dimostrare l’umanità del popolo igbo. Prendiamo ad esempio il libro d’esordio di Chikodili Emelumadu Dazzling, un romanzo fantasy per ragazzi pubblicato nel Regno Unito all’inizio dell’anno che parla di una ragazzina che deve “mangiare il leopardo”. Il verbo “mangiare” in questa accezione sarebbe considerato una metafora da chi non parla igbo, ma è così che gli igbo esprimono l’iniziazione. I taa. Per esempio, chi “mangia” un incantesimo diventa una strega. Non è una metafora quanto piuttosto l’effettivo atto di diventare.

Il romanzo d’esordio di Ukamaka Olisakwe, Ogadinma Or, Everything Will Be Alright (la seconda parte del titolo è la traduzione in inglese della prima parte e significa ‘andrà tutto bene’), è stato pubblicato nel Regno Unito nel 2020. Per Olisakwe era importante che nel titolo comparisse il termine ‘ogadinma’, che tutti i parlanti igbo riconoscerebbero come una frase fatta usata per confortare qualcuno che sta passando un brutto periodo. Nel 2016 Chinelo Okparanta ha pubblicato Sotto gli alberi di Udala negli Stati Uniti e nel Regno Unito, senza cercare minimamente di spiegare cosa significasse ‘udala’ nel romanzo. Quando una studentessa mi ha chiesto cosa fosse, le ho detto di cercarlo su Google. Chimamanda Ngozi Adichie, Akwaeke Emezi, EC Osondu, Okey Ndibe, Chigozie Obioma, io stessa e tutti gli altri scrittori igbo che scrivono in modo incisivo come NdiIgbo puntelliamo regolarmente i nostri scritti di parole igbo e incentriamo significativamente le nostre opere sulla cultura e la visione del mondo igbo, indipendentemente da dove sono ambientate. Nel mio caso, metto anche intenzionalmente la lingua igbo alla pari con l’inglese non usando il corsivo per le parole in igbo.

Mentre i nostri predecessori usavano le loro narrazioni per mostrare la cultura igbo al mondo, noi invitiamo gli ‘altri’ nel nostro mondo, non semplicemente per osservarlo come fosse un fenomeno da baraccone, ma per viverlo con tutti i sensi. Il pubblico a cui ci rivolgiamo non è quello europeo/occidentale. A loro non dobbiamo dimostrare niente.

L’Occidente è comunque il benvenuto alla nostra festa per mangiare abacha, ugba, riso jollof e pounded yam in abbondanza. Uno dei momenti di maggiore orgoglio come professoressa è stato quando uno dei miei studenti americani, che non era mai stato in Africa, mi ha salutato dicendomi “kedu?”, una parola che ha imparato in due anni di lezioni con me e leggendo scrittori igbo, nessuno dei quali ha mai tradotto quella parola.

Purtroppo, nonostante l’igbo sia parlato da oltre 20 milioni di persone, si trova comunque nella lista delle lingue a rischio di estinzione dell’UNESCO, e nel 2012 ne era stata prevista l’estinzione entro il 2025. Per quanto possa sembrare assurdo, quando ho visitato il sud-est della Nigeria mi sono resa conto che il pericolo è reale. Durante una visita, sono andata in chiesa in un quartiere della classe media-lavoratrice, e tutto intorno a me i bambini parlavano inglese. In un paese in cui l’inglese è considerata una lingua privilegiata, per i genitori è importante che i loro figli lo imparino.

Quindi, per me l’atto di scrivere intenzionalmente come artista igbo non è solo un modo di dimostrare il mio orgoglio per una cultura e una lingua così ricche, variegate e vivaci, con un vocabolario rigoglioso e variopinto, ma è anche un atto di necessità e una questione di urgenza. Il mio proverbio igbo preferito dice: ‘Ka ana achu aja, ka ikpe n’ ama ndi mmuo’, cioè ‘facciamo la nostra parte facendo i sacrifici necessari per noi così, se le cose non dovessero andare, la colpa sarà degli dei’. Lunga vita all’igbo. Iseeee.

Chika Unigwe è nata e cresciuta a Enugu, in Nigeria, e ora vive negli Stati Uniti dove lavora come docente universitaria presso la Georgetown College & State University e la Georgia College & State University. Le sue ultime opere sono il romanzo The Middle Daughter e il libro per bambini Obioma Plays Football, disponibile anche in igbo

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