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Issue #061 La tradizione sartoriale del “vestito della domenica”: scopriamola meglio
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Sunday Best Fashion: Harlem socialite Lana Turner in her Sunday Best; various images of people attending church wearing their Sunday best clothing Lana Turner, Amongst Friends, 2014 © Dario Calmese / Trunk Archive; Melodie McDaniel / Trunk Archive

La tradizione sartoriale del “vestito della domenica”: scopriamola meglio

All’apice della schiavitù in America, la messa della domenica e due paia di abiti erano spesso le uniche libertà concesse alle comunità di schiavi. Uno di questi due abiti andava indossato esclusivamente per andare in chiesa. Mentre molte persone consideravano il loro modo di vestirsi un segno di riverenza verso Dio, per altre divenne un momento per presentare sé stesse nel migliore dei modi e mostrare a tutti il proprio splendore in grande stile. È così che fu coniata l’espressione “vestito della domenica”, riferita a una tradizione tramandata di generazione in generazione nella comunità di neri in tutto il mondo e che influenza ancora oggi i creativi.


Georgia, USA, 1899; Pittsburgh, USA, 1941; Aitutaki, The Cook Islands; Kingston, Jamaica; Douala, Cameroon; Harlem, New York; Harlem, New York; Ikutha, Kenya; Mar Lodj, Senegal; Kensington, London; Brixton, London; Malakula, Vanuatu; Matuku, Fiji; Mahajanga, Madagascar; Mulago, Uganda; Nevis; Saint Croix, Virgin Islands; South Carolina, USA; Vieux Fort, St. Lucia; Soufriere, St. Lucia © Alamy

“[La chiesa] era una salvezza per la comunità nera [in un momento in cui] non c’era niente da attendere con gioia” racconta Karen Binns, direttore creativo e stilista di New York. Ma l’idea di presentare la versione migliore di sé stessi la domenica era un concetto che andava oltre i neri americani. Come afferma la dott.ssa Christine Checinska, curatrice della mostra Africa Fashion del V&A e di discendenza afro-caraibica ma cresciuta nel Regno Unito, “da piccola, il vestito della domenica era parte integrante della vita settimanale. Gli abiti dovevano essere lavati e stirati, le scarpe lucidate e i capelli acconciati in modo ordinato”.

Omoyemi Akerele, fondatrice e CEO della Lagos Fashion Week e di Style House Files racconta di aver vissuto un’esperienza simile e spiega che in Nigeria questo rituale della domenica andava oltre la classe sociale o il potere economico. “Le persone vivevano con intenzione, ed esprimere sé stesse attraverso l’abbigliamento era una naturale estensione di questo. Volevano presentarsi al meglio, indipendentemente da quale fosse il loro reddito”.

Christopher John Rogers SS19; Zainab Bassie, London & Jonathan Lamboi, London, (Always) Wear Your Best On A Sunday, 2014 © Alice Mann

Oggi, un concetto che ha avuto origine da una storia traumatica, un modo di proclamare il valore dei neri e combattere lo stereotipo secondo il quale le persone nere sono sciatte, è diventato una fonte di ispirazione e celebrazione per molti creativi. Nella sua collezione primavera-estate 2019, lo stilista Christopher John Rogers ha reso omaggio agli stravaganti outfit indossati dalle persone per andare in chiesa durante la sua infanzia in Louisiana, negli Stati Uniti. Nella sua raccolta (Always) Wear Your Best On A Sunday, la fotografa sudafricana Alice Mann esamina la relazione tra la moda e l’andare in chiesa nella diaspora nera. Anche la fotografa residente a Londra Katie Waggett cattura i codici culturali di abbigliamento e religione nel suo libro Sunday Best. Infine, il libro As We See It di Aida Amoako esplora il concetto dello sguardo dei neri nella fotografia e nell’arte, e presenta in primo piano le foto scattate da Dario Calmese che ritraggono Lana Turner, un’esponente dell’alta società nonché membro eminente della storica Abyssinian Baptist Church di Harlem.

Per la comunità nera, però, il vestito della domenica non è più solo per andare in chiesa ma, come sostiene Akerele, “è diventato un modo di vivere”.

Yelena Grelet è una giornalista freelance che vive a Londra

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